L'acqua marina è salata:
essa è, in effetti, una complessa soluzione in
acqua pura di numerosi sali dissociati, cioè
scomposti negli elementi chimici che li
costituiscono. La sua composizione è pressoché
costante in tutti i mari, sebbene accurate
analisi dimostrino che esistono variazioni
regionali.
L'acqua di mare è mediamente composta per il
96,5 % da acqua e per il 3,5% da sali;
gli specialisti preferiscono tuttavia esprimere
la "salinità" in parti per mille (es. 35‰).

Nella tabella sopra sono rappresentate le
quantità dei sali disciolti espresse in
milligrammi per litro. Gli
oligoelementi
si trovano disciolti nell'acqua di mare in
concentrazioni tanto piccole da non modificare
sostanzialmente la salinità ma, d'altra parte,
anche questi elementi rivestono particolare
importanza per la vita degli organismi marini: è
nota ad esempio l'importanza del ferro quale
costituente del sangue o del rame quale
costituente dell'emocianina che in taluni
organismi (molluschi ad esempio) ha le stesse
funzioni dell'emoglobina, lo stronzio, elemento
fondamentale per la crescita dei coralli, ecc.
La salinità
subisce variazioni soprattutto nell'ambito
superficiale in rapporto
all'entità della
evaporazione
e degli apporti delle
precipitazioni
meteoriche e delle
acque
continentali (fiumi e acque di fusioni
dei ghiacciai): nei mari polari la salinità
superficiale assume valori di 32-33 g/l, nei
mari caldi delle fasce tropicali, dove massima è
l'evaporazione, si registrano valori di 36-37
g/l; nei bacini interni le variazioni sono più
ampie a causa della scarsità di comunicazione e
di mescolamento con le acque oceaniche: così,
nel golfo di Botnia (Mar Baltico sett.) la
salinità è anche inferiore a 5-6 g/litro, mentre
nel Mar Rosso supera i 40 g/litro.

In superficie
e in prossimità delle coste la salinità
presenta variazioni anche stagionali,
negli oceani rimane
praticamente costante.
In profondità, in genere,
la salinità è
leggermente inferiore ai valori di
superficie e non subisce sensibili variazioni.
I rapporti
quantitativi tra i principali costituenti
rimangono invariati al variare della salinità e
quindi è possibile determinare la salinità
complessiva in funzione della concentrazione di
un solo elemento, in genere il cloro
che è l'elemento maggiormente presente.
La salinità media superficiale degli oceani è
normalmente compresa tra il 33‰ e il 37‰;
tuttavia in zone più chiuse con scarsi apporti
d'acqua dolce, dove l'evaporazione è maggiore,
arriva fino a valori di 40 g/litro, mentre in
zone soggette a scarsa evaporazione e a ingenti
apporti di acqua dolce si misura una salinità
superficiale bassa o addirittura molto bassa
fino quasi a raggiungere i 5 g/litro
Nei mari italiani, in superficie, la salinità è
compresa tra il 37,70‰ e il 38,50‰, con punte
minime del 32,70‰ dovuta ad apporti di acqua
dolce. Infatti il modo in cui varia la salinità
dipende quasi interamente dal bilancio tra
evaporazione e precipitazioni e dall'entità del
mescolamento tra acque superficiali e profonde;
inoltre, come già detto sopra, essa risulta
soggetta a più ampie variazioni nella fascia
costiera, dove le azioni modificatrici sono più
intense e mutevoli.